Lamborghini Reventón: emozioni da aereo da caccia su strada
Ispirata dagli aerei da caccia di quarta e quinta generazione, la Lamborghini Reventón rappresenta ancora oggi uno dei massimi sogni automobilistici made in Sant’Agata Bolognese. Prende il suo nome da un toro che vinse la corrida e a suggellarne il messaggio di carattere indomabile fu poi celebrata nientemeno che tra i Tornado del 6° Stormo di Ghedi, casa dei mitici Diavoli Rossi. Ecco la sua storia
Ispirata nientemeno che dagli aerei da caccia (tant’è che successivamente all’istante della sua presentazione – avvenuta in data 11 settembre 2007 al Salone dell’Automobile di Francoforte – venne poi celebrata tra i Tornado del 6° Stormo dell’Aeronautica Militare di Ghedi) tra cui, su tutti, dal leggendario stealth di quinta generazione F-22 Raptor e basata sulla meccanica della Murciélago LP640. Nonché prodotta in serie limitata. Anzi: limitatissima. Solo 20 esemplari (che all’epoca vennero commercializzati al prezzo di 1 milione di euro (tasse escluse). Attualmente, invece, il suo valore – nel mercato del collezionismo – oscilla tra 2 e 3 milioni di euro. Oggi parliamo di una delle auto più sognate e ambite (anche dai collezionisti), nonché una delle più leggendarie mai prodotte dalla Casa di Sant’Agata Bolognese (e che fu anche – quando prodotta in versione con guida en-plen-air – la prima roadster prodotta in serie limitata dal Brand del Toro). Sedetevi comodi, prendetevi un buon caffè e gustatevi la lettura, perché quella odierna è la storia della Lamborghini Reventón, una vettura che si poneva l’ambizioso (e riuscito) obiettivo di interpretare l’essenza del Marchio in un modo all’epoca mai visto prima, integrando al contempo stile estremo e tecnologia. E per farlo si è ispirata alla più moderna aviazione dell’epoca allo scopo di dare alla luce un prodotto estremo, d’avanguardia (al punto che le sue forme ispirarono poi la mitica Aventador, che salutò il listino solamente tra 2021 e 2022 nelle versioni Ultimae e Ultimae Roadster) e, sopra ogni cosa, altamente esclusivo. Ma sebbene estremamente avanguardistica – in termini di stile – all’epoca, la vettura ricercava comunque una forte connessione con il DNA del costruttore italiano. E questo heritage era trasmesso sin dal nome, che venne scelto per allinearsi alla tradizione dei riferimenti al mondo della tauromachia: Reventón era infatti il toro da combattimento di proprietà della famiglia di Don Rodriguez e che apparteneva alla lista dei tori più celebri, in quanto noto per aver ucciso il Torero Felix Guzman nel 1943.

Stile influenzato dai jet militari
Ma – sebbene senza tradire il suo passato – è stata l’aviazione moderna, dicevamo, la principale fonte d’ispirazione di questa vettura. E a confermare tale concetto furono le stesse parole del Presidente e Amministratore Delegato di Automobili Lamborghini Stephan Winkelmann, che dichiarò: “la Reventón è la più estrema di tutte, un vero e proprio superlativo a quattro ruote. Partendo dalla base tecnica della Murciélago, i nostri designer del Centro Stile Lamborghini hanno compresso ed estremizzato il DNA del marchio”. Sebbene infatti le contemporanee Murciélago e Gallardo si proponevano di trasmettere – a livello stilistico – tanto forza, quanto dinamicità, la Reventón voleva portare questo concetto su un altro livello. Pertanto i designer del Centro Stile Lamborghini attinsero a piena mani da un ambito in cui velocità e dinamismo dominano la scena allo scopo di reinterpretare in chiave ancor più moderna (quasi futuristica) quelle linee spigolose, essenziali e nette che da decenni (in particolar modo dalla Countach in avanti) caratterizzano il linguaggio stilistico delle quattro ruote che escono dallo stabilimento di Sant’Agata Bolognese, dando così vita a linee interrotte e a superfici contorte atte a creare giochi di volumi, e di conseguenza di luci, allo scopo di restituire un senso di movimento anche da ferma. Parlando di stile, la Lamborghini Reventón conserva le portiere con apertura a forbice come su tutte le V12 del Toro dalla Countach in avanti, mentre al di sotto di queste ultime si fanno notare delle prese d’aria asimmetriche: una scelta singolare ma che segue delle funzioni ben precise. A lato conducente la presa aria è di grandi dimensioni allo scopo di aumentare l’afflusso verso il radiatore dell’olio, mentre a lato passeggero troviamo una superficie appiattita che si pone come obiettivo quello di convogliare il flusso d’aria verso il sotto scocca: una struttura sotto-pavimento piatta e ottimizzata dal punto di vista aerodinamico che culmina in un diffusore molto marcato allo scopo di promettere elevata stabilità anche a 340 Km/h. Nonostante l’estremismo delle forme, la Reventón preservava tutti i tratti salienti della Murciélago restituendo al contempo caratteristiche ottimizzate per quanto concerne: aerodinamica; raffreddamento motore; impianto di aspirazione e freni. Sono stati modificati l’afflusso d’aria e le sezioni delle prese aria a geometria variabile del motore e dello spoiler posteriore, anch’esso regolabile. E a sublimare questa ricercatezza stilistica troviamo tutta una serie di dettagli, come il cofano motore in vetro a lamelle (con quel marcato angolo di freccia che caratterizza l’intero design della vettura); il tappo del serbatoio della benzina in alluminio e fresato dal pieno; i gruppi ottici anteriori che combinano Bi-Xenon (che sfruttavano i più moderni diodi ad emissione di luce disponibili sul mercato al momento) a 7 LED (mentre per la funzione lampeggiante vengono schierati altri 9 diodi); le luci posteriori a LED che sfruttavano elementi ad elevata resistenza al calore (a fronte dell’elevata temperatura che si sviluppa in quella sezione della vettura sono infatti stati messi a punto speciali LED resistenti al calore, utilizzati come lampeggiatori, luci di stop e fanali posteriori) e con un effetto ottico a triplice freccia. A chiudere il cerchio della caratterizzazione stilistica troviamo dei cerchi appositamente realizzati per questo modello caratterizzati da un design ‘lamellare’ (quasi a ricordare le palette dei turbocompressori degli aerei) con razze in alluminio verniciate in nero a cui sono fissate delle alette in carbonio opaco che portano aria fresca all’impianto frenante e contribuiscono sensibilmente nella resa visiva della vettura. Ciliegina sulla torta il colore: un grigio-verde opaco medio a sua volta creato ad hoc e che non presenta la consueta lucentezza delle tonalità ‘Lambo’ ma che grazie a determinate particelle metalliche è in grado di risplendere al sole.
Dentro: essenziale ma curata e con display volto a richiamare i cockpit dei caccia
A dominare la scena, a bordo, è un ambiente molto essenziale che combina pellami, Alcantara e pochi elementi digitali: su questi ultimi spicca un quadro strumenti che si ispira ai cockpit degli aerei da caccia e composto da tre display piatti a cristalli liquidi TFT con modalità di visualizzazione innovative per l’epoca. Premendo un pulsante il conducente può scegliere tra due modalità di visualizzazione delle informazioni sulla vettura. Per il resto, gli strumenti sono alloggiati in una struttura fresata in un blocco di alluminio ricavata dal pieno e protetta da una calotta in fibra di carbonio. Completamente nuovo era il G-Force-Meter: un display che illustra le forze dinamiche di marcia, l’accelerazione longitudinale all’applicazione del gas in fase di frenatura e anche l’accelerazione trasversale nelle curve. Queste forze vengono rappresentate tramite il movimento di un cursore su una griglia 3D graduata, in base alla direzione e all’intensità dell’accelerazione. Uno strumento analogo a quello che si trova negli aerei ed utilizzato anche dai Team di Formula 1, oltre che presente oramai su alcune supercar o sportscar. Nel tachimetro, lo strumento a sinistra associa il numero di giri, sotto forma di colonna luminosa, alla visualizzazione della marcia selezionata. Con la semplice pressione di un pulsante il conducente può passare alla seconda visualizzazione quasi-analogica, in cui gli strumenti circolari classici, tachimetro e contagiri, vengono ugualmente configurati in modo innovativo e trasformati in spie luminose a colore variabile. Il G-Force-Meter rimane naturalmente al centro anche in questa modalità di rappresentazione. Infine, ogni Reventón era dotata di cambio robotizzato e.gear, azionabile mediante due piccole leve alle spalle del volante. Naturalmente a bordo non mancano anche dettagli in alluminio o in fibra di carbonio, mentre le sellerie – rivestite in un sapiente e bilanciato mix di pelle e Alcantara e con impunture a vista – presentano uno stile molto sportivo ed elementi cavi in prossimità dei poggiatesta, richiamando così (anche nei cromatismi) i seggiolini eiettabili Martin-Baker. Ovviamente, a bordo, troviamo anche numerosi lettering che riprendono la nomenclatura della vettura e con una plancia maggiormente orientata al conducente.

Prima vera dimostrazione assoluta delle capacità del Centro Stile Lamborghini
Questa vettura inoltre si poneva un altro ambizioso obiettivo, ovvero dimostrare tutta la versatilità e l’efficienza del Centro Stile Lamborghini: infatti, dalle prime idee al prodotto finito, intercorse meno di un anno di tempo. Il processo di progettazione completo, dai primi abbozzi su carta o dai modelli tridimensionali a computer in scala 1:10 o 1:4 fino ai prototipi a grandezza reale, venne organizzato in piccoli gruppi di lavoro. E così, per la prima volta nella sua storia, il Centro Stile Lamborghini fu in grado di concretizzare la sua filosofia stilistica completamente internamente e senza avvalersi di collaborazioni esterne. Includendo in questo procedimento anche l’intera piattaforma elettronica. Lo stesso processo di integrazione dei display nell’elettronica della vettura ha avuto luogo nell’Ufficio Tecnico Lamborghini. Progettazione e sviluppo CAD e realizzazione del prototipo vennero tutti effettuati sotto il controllo della Divisione Ricerca e Sviluppo. Vale la pena spendere due parole in più su questo argomento: inaugurato nel 2004, il Centro Stile Lamborghini ha sede in un edificio che misura 2.900 mq e che si estende su due piani collegati tra loro. Il grande padiglione è attrezzato con due piani di riscontro e relativi apparecchi di lavorazione e analisi, mentre altri locali sono destinati alle più moderne stazioni di lavoro computerizzate per i designer e all’officina per la realizzazione dei modelli di stile. Il Centro Stile è inoltre strettamente collegato al vicino Ufficio Tecnico. Ma torniamo alla Reventón. La sua ‘struttura scheletrica’ e la sua ‘pelle’ erano ovviamente di estrema avanguardia: questa incredibile hypercar sfruttava infatti un rivestimento esterno realizzato in CFC, un materiale composito a base di fibra di carbonio tanto stabile quanto leggero. I componenti esterni erano invece incollati e fissati al telaio, in CFC e acciaio.
Un po’ di tecnica
Attraverso il cofano motore in vetro a lamelle con fessure di ventilazione è possibile osservare il vero gioiello custodito all’interno di questo forziere: un 12 cilindri a V di 60° ad aspirazione naturale da 6.5 litri e collocato in posizione posteriore-longitudinale e con testate e monoblocco in alluminio, qua capace di sviluppare la bellezza di 650 CV a 8.000 giri al minuto e ben 660 Nm di coppia a 6.000 giri/min. Il rapporto di compressione di questa unità – che sfruttava un sistema di aspirazione a geometria variabile e con 3 modalità di funzionamento – era di (11 ± 0.2):1. Questo motore da 6.496 cc vantava una distribuzione a 4 valvole per cilindro con 4 assi a cammes in testa; un comando distribuzione a 2 catene e un variatore di fase continuo a controllo elettronico e accensione statica con “individual coils” (una per ogni candela) con ordine di scoppio 1-7-4-10-2-8-6-12-3-9-5-11. La gestione motore è elettronica Lamborghini LIE, multipoint, sequenziale fasata, DRIVE-BY-WIRE, mentre sul fronte della lubrificazione troviamo il carter secco con pompe di recupero a 2 ingranaggi e pompa di mandata a un ingranaggio. Il cambio, come dicevamo, era un robotizzato e.gear, a cui si affiancava un sistema a quattro ruote motrici permanenti di tipo Viscous Traction, permettendo così alla Reventón di ‘bruciare’ lo 0-100 km/h in 3.4” e di superare 340 km/h di velocità massima. Lunga 4.700 mm, larga 2.058 mm, alta 1.135 mm e con un passo di 2.665 mm, la vettura fermava l’ago della bilancia su un totale di 1.665 kg a secco e vantava sospensioni a 4 ruote indipendenti a quadrilatero articolato con ammortizzatori idraulici e molle elicoidali coassiali, nonché con doppi bracci oscillanti anteriori e posteriori, barra antirollio, “anti-drive” e “anti-squat”. L’impianto frenante – a 4 dischi autoventilati con comando a pedale con trasmissione idraulica a 2 circuiti indipendenti (uno per ogni asse con servofreno a depressione) e ovviamente dotato di ABS + DRP – poteva essere o in acciaio con dischi anteriori da 380 x 34 mm e pinze a 8 pistoncini e dischi posteriori da 355 x 32 mm e pinze a 4 pistoncini; o carboceramico con dischi 380 x 38 mm e pinze a 6 pistoncini davanti e con dischi da 380 x 38 mm con pinze a 6 pistoncini dietro. E a chiudere il cerchio della dotazione tecnica troviamo uno sterzo meccanico (per pignone e cremagliera) servoassistito da 12.55 m di diametro di sterzata e il telaio tubolare in acciaio altoresistenziale con elementi strutturali in fibra di carbonio; materiale quest’ultimo impiegato anche per la carrozzeria, fatta eccezione per il tetto e i pannelli porta che sono in acciaio.

2009: arriva la Reventón Roadster
Due anni dopo la coupé, nel 2009, arrivò poi anche la Roadster, sempre connotata da quegli elementi distintivi che caratterizzavano la versione a tetto chiuso, ma aggiungendo ancor più fascino grazie all’emozione della guida col vento tra i capelli. Ancor più esclusiva (venne prodotta in sole 15 unità) la Lamborghini Reventón Roadster continuava a trovare il suo cuore pulsante in un V12 aspirato da 6.5 litri in grado di erogare 650 CV e che accelerava la vettura da 0 a 100 km/h in 3.4 secondi per oltre 340 km/h di velocità massima. Anche la Roadster faceva largo impiego di CFRP (carbon fiber reinforced polymer), sia per i pannelli della carrozzeria che per il telaio ibrido che continuava appunto a combinare acciaio e rinforzi in fibra di carbonio. “Quando abbiamo creato la Reventón Roadster, volevamo dimostrare ulteriormente le capacità tecnologiche di Lamborghini, come facciamo con ogni modello Few-Off, questa filosofia continua attraverso alcune delle creazioni più esclusive nella nostra storia – ha recentemente dichiarato Stephan Winkelmann, Presidente e CEO di Automobili Lamborghini – dalla Reventón Roadster alla Sián Roadster. Ciascuno di questi modelli rappresenta una pietra miliare nella capacità di Lamborghini di combinare design visionario, ingegneria avanzata e prestazioni estreme in supersportive aperte in edizione limitata”. Insomma: dalle parole del Presidente della Casa del Toro si evince chiaramente che a Sant’Agata Bolognese non ne vogliono sapere di smetterla di stupirci. E noi siamo pronti a continuare a lasciarci ammaliare. Per quanto riguarda invece la protagonista del nostro racconto: bhé, se avete la fortuna di avere in garage una Reventón dovreste già sapere di essere tra le persone più fortunate del Pianeta. Per chi invece desidera poterla vedere almeno una volta dal vivo, sappiate che, come per la Sesto Elemento, vi basta recarvi al Museo Lamborghini a Sant’Agata Bolognese, dove potrete ammirarne un esemplare in tutta la sua bellezza.








































































