Dimitri Vicedomini, Head of Exterior Design di Pininfarina: “il design è una lingua che permette di dialogare con il Mondo!”
Abbiamo intervistato Dimitri Vicedomini, Head of Exterior Design di Pininfarina, con cui abbiamo parlato di stile, di prodotti di vario genere e di identità Pininfarina. Ecco il nostro vis-à-vis
Cambiano – La professione del designer è sicuramente una di quelle più stimolanti, ma nasconde anche sfaccettature molto complesse. Ne abbiamo parlato con una delle figure più autorevoli presso una delle aziende con più voce in capitolo in tal senso, ovvero Pininfarina. Ecco cosa ci ha raccontato Dimitri Vicedomini, Head of Exterior Design dello storico Marchio italiano, che ci ha parlato della sua storia personale, dei progetti da lui seguiti, da dove arriva l’ispirazione per un prodotto industriale che può divenire iconico e molto, molto altro ancora. Buona lettura!

Partiamo con una piccola introduzione personale: vuole parlarci un po’ di Lei e della Sua storia? Qual è stato il suo percorso e come è arrivato in Pininfarina?
“Le auto mi hanno appassionato fin da piccolo: ho sempre avuto il sostegno della mia famiglia. Chiedevo a mia madre di disegnarmele e – non appena in grado di farlo io – a mio padre di giudicarle. Dopo il Liceo Scientifico ho frequentato l’ISSAM di Modena, scuola storica del car design italiano. A partire dal secondo anno ho cominciato a collaborare come illustratore per la rivista Auto e pochi mesi dopo cominciai a lavorare per Giugiaro alla Form Design Center di Torino. Il mio desiderio però era sempre stato quello di lavorare per la Pininfarina: quando nel 2001 ricevetti l’offerta l’accettai immediatamente. Restai fino al 2011 prima di trasferirmi in Cina come Design Director di Brilliance Auto. Poi nel 2017 tornai in Pininfarina come Design Manager. Oggi lavoro come Head of Exterior Design”.
Cosa significa firmare lo stile di un prodotto di un Marchio così storico? E cosa rappresenta per Lei lo stile italiano?
“È un onore ed un’emozione grandissima e, come detto, il coronamento di un sogno. Nel mio piccolo ho sempre desiderato fare qualcosa per il mio Paese. Credo ancora in certi valori e provo a trasmetterli anche al mio Team in egual maniera. Bisogna sempre essere orgogliosi di quello che l’Italia ha fatto per il design dell’auto e non solo: questo mestiere esiste perché ci sono stati dei Grandi Maestri che lo hanno insegnato al mondo attraverso le loro opere. Credo non si possa dare una definizione univoca di stile italiano: nel campo automobilistico ci sono stati diversi modi di interpretarlo a seconda dei periodi e delle linee guida dei Brand o degli Studi di Design. Ma se posso identificarne uno direi la ricerca della bellezza”.
Uno dei vostri più recenti lavori è la JAS Tensei. Come è nato questo progetto? E quali sono stati i dogmi che vi hanno guidato nella sua realizzazione?
“JAS voleva celebrare l’NSX in maniera significativa unendo le forze con Aziende che avessero un rapporto storico con la Casa madre Honda. L’operazione all’inizio sembrava avere tutti i dogmi del classico restomod, per cui nelle fasi di ricerca eravamo più concentrati a capire cosa si potesse cambiare per renderla più contemporanea senza tradirne l’essenza. Il punto di svolta è arrivato quando ci è stato fornito il layout definitivo. Le proporzioni erano così cambiate e così belle che da quel momento in poi non si è resa più necessaria alcuna ‘magia’. Il design originale, calato sul nuovo layout, assumeva connotati familiari ma allo stesso tempo completamente nuovi”.
Questo introduce la domanda successiva: cosa si prova a dare nuova vita ad un’icona come la NSX? Quali capisaldi devono essere presi in considerazione e quali possono essere rielaborati in chiave contemporanea e come?
“L’NSX, negli anni ’90, ha riscritto le regole delle supercar ed è considerata l’icona di quelle giapponesi. Personalmente le sono legatissimo: mio padre da ragazzino mi regalò il suo modellino, il primo high-end model dell’epoca. L’ho osservato per tanto tempo: era così preciso e dettagliato da permettermi di imparare molte cose e nutrire quella passione che poi è diventata una professione. Come detto il package profondamente rivisto ha influenzato notevolmente le proporzioni dell’auto. Tensei presenta un passo più lungo, uno sbalzo posteriore più corto, cerchi più grandi, un assetto ribassato e, soprattutto, una carreggiata significativamente più ampia. Abbiamo enfatizzato questa larghezza attraverso spalle posteriori pronunciate e parafanghi svasati, creando forme triangolari in vista dall’alto, un elemento distintivo spesso presente nei design Pininfarina. Allo stesso tempo, abbiamo preservato e valorizzato gli elementi iconici dell’auto originale, come i fari a scomparsa, la presa d’aria laterale rettangolare e l’alettone posteriore integrato nel gruppo ottico. Queste caratteristiche sono state reinterpretate in chiave moderna, con particolare attenzione alla cura dei dettagli”.
Cosa guida lo stile di un designer? Quali fonti di ispirazione trova personalmente? E da dove attinge per sviluppare nuove idee?
“Ogni designer da questo punto di vista è diverso. Viviamo in un mondo globale e anche il nostro Centro Stile è composto da persone di diversa provenienza, cultura e visione delle cose. Il mio compito è orchestrare e valorizzare questa ricchezza che ci permette di dialogare a 360° con tutto il mondo usando il design come lingua comune”.
Come influisce, a livello stilistico, la storia di Pininfarina (in gran parte legata all’automotive) sui progetti presenti e futuri dell’azienda che svincolano dall’automotive? Cosa troviamo in segmenti nuovi che l’azienda sta seguendo – come l’immobiliare o la nautica, per fare due esempi – del suo illustre passato?
“La cosiddetta ‘cross fertilization’ è una cosa che si respira naturalmente in Azienda da anni. Certamente ogni prodotto ha delle esigenze specifiche. Quello che cerchiamo di fare però è di mantenere in ogni cosa un alto senso estetico: un dinamismo formale che nella semplicità faccia vibrare le corde giuste e duri nel tempo. Pininfarina è una scuola. La sfida oggi è saper tradurre i desideri dei Clienti senza perdere la propria identità ma usando nuove metodologie e approcci che ne possano allargare gli orizzonti”.
Quali sono i progetti che ha sentito ‘più suoi’ in azienda? A quali è particolarmente più legato e per quali motivi?
“Nella mia lunga carriera ne ho affrontati tantissimi. Ho avuto l’onore di contribuire a progetti per marchi prestigiosi come Ferrari e Maserati, di definire da zero Brand come Brilliance, appunto, e Vinfast. Credo che la JAS Tensei sia il progetto che sento più mio perché si porta dentro tutte le esperienze che ho fatto, personali e di Team. E sapere che il risultato ha emozionato così tanto fa davvero molto piacere”.
Visto che noi ci chiamiamo ‘Motori Di Lusso’, la nostra ultima domanda non può che riguardare questo tema: cosa è il lusso per Lei? E come interpreta invece questo concetto Pininfarina?
“In valore assoluto il tempo. Da un punto di vista di prodotto invece, mi piace quando comunica una storia forte ma lo fa con semplicità esaltando le forme e i materiali. E sempre con un tocco di meccanico. Ma non esiste una visione di lusso internazionalmente condivisa, lo vediamo lavorando con tanti Clienti diversi. La forza della Pininfarina sta storicamente nel saperla interpretare con classe”.






























