Maserati Alfieri: Regina rimasta senza Corona
È uno dei più grandi ‘what if’ della storia dell’automotive. Bella, bellissima. Al punto da essere stata premiata come ‘Concept Car of the Year 2014’. La protagonista di questa nostra retrospettiva è la Maserati Alfieri, show-car presentata al GIMS 2014 e che ha rappresentato più che un concept: ha rappresentato un sogno, una visione. Ecco la sua storia. Buona lettura!
Elegantissima, muscolosa. Sportiva e raffinata. Nonché uno dei più grandi ‘what if’ della storia dell’automotive. Sì, perché una delle più belle auto degli ultimi due decenni non è mai andata in produzione. E aggiungeremmo: purtroppo. Venne presentata sotto forma di concept car (rimanendo – ahinoi – tale) al (ormai defunto. E anche qui purtroppo, perché per noi era sempre una bellissima esperienza prendervi parte, specie per via dei nostri report di viaggio, di cui trovate a seguire quelli che realizzammo con Levante S Q4 GranLusso; Stelvio Q4 e Cherokee Limited 4X4) Salone dell’Automobile di Ginevra del 2014 nell’arco di una serie di iniziative pensate per celebrare i 100 anni della Casa del Tridente, portando peraltro il nome di uno dei tre Fondatori del Marchio (proprio per demarcare storia e tradizione), ovvero i grandi Alfieri, Ettore ed Ernesto Maserati, che aprirono la loro prima officina a Bologna in data 1 dicembre 1914. Stiamo parlando di nientemeno che la Maserati Alfieri, bellissima show-car con configurazione 2+2 che all’istante del suo unveiling al Palexpo elvetico lasciò tutti letteralmente attoniti, conquistando immediatamente il cuore di ciascuno dei presenti. E credeteci sulla parola, perché chi vi scrive, quel giorno, c’era. E quel di questa storia che forse lascia ancor più un retrogusto amaro in bocca, è che quest’auto non doveva essere un semplice esercizio di stile volto (anche) ad anticipare soluzioni che avremmo visto nella produzione futura delle auto del brand modenese, ma venne presentata come un prototipo realistico e completamente funzionante, al punto da dare a intendere che da lì a breve sarebbe poi dovuta entrare in produzione. Spoiler: non lo fece.

Scopri da dove provieni e capirai dove stai andando
E per un’auto che colpì immediatamente per la sua bellezza non possiamo che partire dallo stile per descriverla. Realizzata da un gruppo di giovani e talentuosi designer sotto la direzione di Marco Tencone presso il Centro Stile Maserati di Torino e con la supervisione di Lorenzo Ramaciotti, la Maserati Alfieri stupiva fin dal primo sguardo. Le sue linee sono bilanciate: muscolose, forti, possenti, ma al contempo anche eleganti, raffinate, seducenti. L’abitacolo tutto indietro, il muso lungo e mascolino: gli stilemi sono quelli delle grandi GT italiane e che qua vengono tutte celebrate. Specie – ovviamente – quelle storiche del Tridente. I richiami sono alla 3500GT del 1957, alla 5000GT del 1959 e alla Indy del 1969. Perché? Perché: “Maserati non cambia. Maserati è sempre Maserati”, dichiarò Ramaciotti. Ed è vero. Perché l’intento – anche – su questa Maserati era quello di far coesistere in un sol corpo quell’eleganza e quella sportività che sono tipici del DNA di questo Marchio. E sempre secondo Ramaciotti, Alfieri rappresentava “il punto di congiunzione tra 100 anni di storia gloriosa e il futuro”. E proprio guardando al passato, dicevamo, si è trovata la fonte d’ispirazione per creare questo esercizio stilistico di futuro. E se le GT che abbiamo menzionato poc’anzi hanno contribuito a plasmarne le forme, la vera fonte d’ispirazione a cui questa show-car guardò fu la Maserati A6 GCS-53 (la cui sigla stava per: ‘Alfieri 6 cilindri, Ghisa, Corsa, Sport’, mentre 53 rimandava ovviamente all’anno di produzione), che venne disegnata da Pininfarina nel 1953: un’auto da corsa destinata ai gentlemen drivers che puntava però a stupire soprattutto per il suo stile tanto elegante, quanto sportivo per l’appunto e che rappresentò nientemeno che l’ultima auto disegnata dalla allora Carrozzeria Pinin Farina su un modello Maserati (prima che il Carrozziere di Cambiano tornasse a disegnare lo stile delle auto del Tridente nel 1° decennio del 21° secolo per Quattroporte e GranTurismo) e che colpiva dritta al cuore per proporzioni e caratteristiche estetiche: il minuscolo abitacolo quasi posato sulle ruote posteriori, il cofano infinito e i lunghi parafanghi dalle curve sensuali e allungati tanto da incontrare il posteriore. “Con l’Alfieri volevamo mostrare i percorsi che intraprenderemo in futuro – dichiarò Ramaciotti – l’auto esprime forte aggressività in un contesto di sobrietà ed è dotata di autocontrollo sebbene sia grintosa”.
Stilemi emblematici
Come dicevamo, la principale fonte d’ispirazione fu quindi la A6 GCS, che era caratterizzata da un lungo cofano motore e da un abitacolo (con spazio per due persone) quasi posato sulle ruote posteriori. I montanti A invertiti della A6 GCS-53 non sono stati adottati sulla Alfieri, ma il loro effetto ottico è stato ricreato da una linea scolpita che inizia dal cofano per dissolversi verso la parte superiore delle porte, allo scopo di far apparire il parabrezza ancora più lungo. Il frontale lungo e basso rappresentava un’evoluzione stilistica dei modelli Maserati contemporanei presenti nel listino del Tridente nel 2014. La calandra integrava delle alette verticali concave che suggerivano l’idea di sospensione; i DRL erano collegati da una linea decorativa con elemento stilistico al centro mentre i proiettori molto aggressivi ne caratterizzavano con grande protagonismo lo stile anteriore e integravano elementi LED a bi-xeno con caratteristica ciglia interna: un motivo decorativo che ritroviamo nei doppi terminali di scarico. Le luci posteriori – dal disegno molto ricercato – presentavano elementi rossi esterni e un gruppo centrale bianco all’interno. La loro forma seguiva armoniosamente la spalla posteriore dell’auto e, in combinazione con i condotti dell’aria sottostanti, dava origine ad una sezione posteriore molto originale e basata su grandi giochi di volumi tra rilievi e cavità. L’aerodinamica doveva ovviamente essere sobria e discreta, pertanto i designer introdussero uno ‘shaping’ senza incisioni che integrava in maniera bilanciata gli elementi decorativi unici, come ad esempio i rinnovati condotti dell’aria tripli alle spalle dei passaruota laterali. I cerchi (da 21″ al posteriore e da 20″ all’anteriore) vennero sviluppati appositamente per questa vettura, sono stati forgiati da un unico elemento in alluminio e presentavano dei raggi decorativi atti a rimandare ai classici cerchi a raggi degli anni ’50. Ma se è la forma a occupare il centro della scena, colori e dettagli giocavano un ruolo decisamente complementare. Per il prototipo che debuttò a Ginevra (e quindi poi il solo e unico esemplare costruito) venne scelto un colore metallizzato liquido denominato ‘Steel Flair’ e che si proponeva di restituire un senso di raffinatezza, di tecnologia e di contemporaneità, mentre il ‘Maserati Blue’ venne adottato per i raggi decorativi dei cerchi forgiati, per le pinze dei freni, per la calandra, per i condotti dell’aria tripli, per il diffusore posteriore e per le ciglia dei terminali di scarico. Infine, sempre in blu, troviamo la firma ‘Alfieri’ – replicata da un vecchio documento ufficiale Maserati – scolpita nel posteriore all’interno dell’incavo della targa, mentre gli spoiler del paraurti anteriore e il diffusore posteriore sono stati realizzati in fibra di carbonio con inserti in alluminio.

Stile interno: raffinato, elegante e minimal
Aperta la portiera era un ambiente tanto elegante quanto moderno (per l’epoca) a dominare la scena. L’abitacolo metteva in mostra una configurazione 2+2 (dove si intendono 4 posti veri come su GranTurismo e GranCabrio, di cui potete scoprire le nostre prove rispettivamente QUI e QUI) guidata da criteri stilistici di semplicità e minimalismo e con una plancia sospesa che si rifaceva concettualmente a quella della Maserati 5000GT. Lo stile interno era pulito e ordinato e adornato da due tonalità (Luna White e Basalt Blue scuro), nonché con uno schermo TFT minimalistico a dominare la plancia, mentre la strumentazione metteva in mostra una configurazione classica con due strumenti indicatori principali separati da altri due più piccoli e sul cui bordo di ciascuno dei quali era presente l’incisione in miniatura ‘Officine Maserati’. Gli indicatori analogici sono sostituiti da display TFT che – nel modo di indicare la velocità e il regime del motore – traevano ispirazione dai menu delle macchine fotografiche più moderne dell’epoca. A ruotare negli indicatori erano quindi i numeri e non più le classiche lancette, mentre la velocità e il regime erano visibili come da sotto a una lente d’ingrandimento. E a campeggiare di fronte alla strumentazione era un volante a tre razze, che insieme alla corona posta al centro formava una sorta di scultura tridimensionale con lavorazione completamente manuale (come per tutte le componenti della Alfieri). La pavimentazione era rifinita da materiali che imitavano l’acciaio ossidato, comunemente utilizzato sulle auto da corsa degli anni ’50, richiamando così all’estrazione racing della Casa, mentre plancia e consolle centrale mettevano in mostra rivestimenti in pelle anilina Poltrona Frau. Il rame evidenziava invece, con discrezione, le principali linee stilistiche. L’orologio ovale con quadrante rosso-blu trovava ispirazione in un cronografo classico, mentre le sellerie richiamano la conformazione di quelle delle auto da corsa degli anni ’50, con poggiatesta semi-integrati e i con profili arcuati che fungevano da elementi strutturali. Gli inserti nei profili dei sedili, la leva del cambio e l’orologio ovale sulla consolle centrale sono realizzati partendo da un monoblocco d’alluminio fresato: componenti che, come dicevamo, erano rifinite a mano e successivamente anodizzate in color rame naturale. Tutte le altre componenti in alluminio, come i pedali, i paddles al volante e le razze dello stesso erano lavorate a mano e anodizzate in color Palladium. Gli interni presentavano, come dicevamo, una configurazione 2+2 con vano bagagli open space. Gli schienali dei sedili posteriori mettevano invece in mostra un design allungato e potevano essere inclinati in avanti di 90°.
Tecnica sopraffina di derivazione GranTurismo MC Stradale
Ovviamente anche l’aspetto tecnico mutuava il meglio disponibile in Casa Maserati per l’epoca: la ‘struttura scheletrica’ di Maserati Alfieri era il telaio di GranTurismo MC Stradale, con passo accorciato di 240 mm. A muovere questa elegantissima e muscolosa show car era il possente e intramontabile V8 aspirato da 4.7 litri (di origine Ferrari), già cuore pulsante della GranTurismo e della mitica Ferrari F-430 (di cui potete leggere la nostra retrospettiva dedicata alla variante ‘Scuderia’ QUI) e con un sound da pelle d’oca: profondo, gutturale e roco, metteva i brividi tanto al minimo, quanto in accelerazione ed era uno dei massimi elementi distintivi dell’auto da cui veniva mutuato. Tale unità sviluppava 460 CV di potenza a 7.000 giri/min e 520 Nm di coppia a 4.750 giri/min ed era affiancata nel funzionamento da un cambio a sei marce elettro-attuato (MC Shift) montato insieme al differenziale posteriore a slittamento limitato e collegato al motore tramite un tubo di torsione rigido. Grazie anche al layout cambio-differenziale, l’Alfieri vantava una distribuzione dei pesi che prediligeva a caricare il posteriore, mentre l’impianto di scarico, studiato ad hoc, prometteva una sonorità ancor più entusiasmante (sì, lo so cosa pensate: “cosa ci siamo persi”). Le dimensioni? 4.590 mm di lunghezza; 1.930 mm di larghezza; 1.280 mm di altezza e un passo di 2.700 mm. L’impianto frenante? Era ovviamente griffato Brembo e di tipo carbo-ceramico e di derivazione GranTurismo MC Stradale con pinze freno di colore blu. Ovviamente, trattandosi di una concept car ed essendo (sfortunatamente) rimasta tale non è dato saperne molto di più, quindi non vi sono dati prestazionali ufficialmente dichiarati, ma a noi piace pensare che questa stupenda vettura potesse avere molto, moltissimo da dire.

Votata come ‘Concept Car of the Year 2014’
Vale però la pena menzionare qualche piccola curiosità aggiuntiva. Abbiamo detto che Maserati Alfieri era bella, bellissima. E la cosa non passò ovviamente inosservata, tant’è che nel 2015 venne premiata con il riconoscimento di ‘Concept Car of the Year 2014’ nell’ambito dei prestigiosissimi ‘Car Designs of the Year Awards’, che rappresentano un riconoscimento indipendente e di notevole significato; la giuria infatti è composta da una rappresentanza globale e diversificata di designer professionisti provenienti dal settore automotive, dal mondo dell’istruzione e formazione e da fornitori dei più importanti marchi tra cui Daimler, Jaguar, Volvo, General Motors, Hyundai, Lear, l’Università di Coventry e il Gruppo Renault. Owen Ready, Editor di Car Design News, dichiarò: “Quando si parla di auto sportive, volumi eleganti e proporzioni raffinate, il design italiano ha sempre rappresentato l’eccellenza assoluta, ma gli elementi più contemporanei che caratterizzano lAlfieri sono stati concepiti e realizzati in modo impeccabile. Il risultato è una classica sportiva italiana con un fascino assolutamente moderno”. Infatti la concept Maserati compariva nella seconda edizione di Car Design Review, volume di 184 pagine che tracciava un’analisi approfondita del mondo del design automotive. Inoltre, in occasione delle celebrazioni per il Centenario del Tridente, la Maserati Alfieri venne esposta dal 21 al 30 ottobre 2014 nell’ambito di una mostra allestita al Museo Enzo Ferrari di Modena, a pochi metri di distanza dalla sede storica di Viale Ciro Menotti 322. Arrivati a questo punto non può non mancare parecchio amaro in bocca per quel che sarebbe potuto essere, dal momento che – vista l’entusiastica accoglienza da parte del pubblico – la Maserati Alfieri sarebbe poi dovuta entrare in produzione nel 2017 nelle versioni coupé e Cabriolet, ma tutta una serie di vicissitudini portarono ad abortire poi il progetto, che rimase quindi confinato al mero stato di esercizio stilistico (un grande peccato), rimanendo così uno dei più grandi ‘what if’ della storia dell’automotive. Se chiedete a noi: bhé, noi avremmo certamente sognato di vederla arrivare in produzione. E magari avere la fortuna di provarla. Magari un giorno, con il concept… alla fine: ‘what if?’.








































