Lamborghini Sesto Elemento: 999 kg di emozioni in serie limitata
Prende il nome dal 6° elemento sulla tavola periodica degli elementi, ovvero il carbonio di cui è prevalentemente composta. Pesa solo 999 kg. È estrema, rarissima ed è una delle auto più incredibili che siano mai state prodotte. Sedetevi comodi e godetevi la lettura, perché questa è l’incredibile storia della Lamborghini Sesto Elemento!
Terra, aria, acqua, fuoco. In natura – lo sappiamo tutti – gli elementi sono quattro. E se si chiede a Luc Besson allora ve ne aggiungerà un 5°: quello che vede protagonisti Bruce Willis, Gary Oldman e Milla Jovovich. È proprio quest’ultima, nel celebre e omonimo film, a rappresentare ‘Il Quinto Elemento’. Ma la tavola periodica, di elementi, ne indica molti di più. E lo sanno bene a Sant’Agata Bolognese, che hanno attinto proprio a questa per dare il nome ad una vettura leggendaria, iconica e pazzesca. Ed anche completamente folle nella sua genialità: la Lamborghini Sesto Elemento, che deve appunto la sua nomenclatura al 6° elemento presente sulla tavola periodica, ovvero il carbonio, essendo quest’auto composta quasi interamente in fibra di carbonio. Si tratta di una delle vetture più incredibili mai create: leggerissima (solo 999 kg di peso a fronte di un cuore V10 e della trazione integrale permanente, il che consente di comprendere appieno l’incredibile lavoro di contenimento delle masse operato su questa vettura), senza compromessi (dal momento che questa few-off venne realizzata per il solo impiego tra i cordoli), incredibilmente esclusiva (venne realizzata complessivamente in sole 20 unità) e – specialmente all’epoca – assolutamente futuristica (presentata al Salone dell’Automobile di Parigi nel 2010, anticipò soluzioni e stile che avremmo poi ritrovato 4 anni dopo sulla Huracán, di cui potete scoprire la nostra prova della versione Tecnica QUI) ma al contempo in linea con quegli stilemi Lamborghini che vennero definiti da Marcello Gandini. L’obiettivo al centro di questo progetto era chiaro sin dal suo sviluppo: contenere le masse al di sotto dei 1.000 kg. Questo per far sì che la vettura fosse in grado di restituire un rapporto peso-potenza praticamente senza precedenti in quel momento (anche perché l’auto trovava comunque la sua base concettuale nella Gallardo, il che vi fa comprendere quanto l’obiettivo posto fosse assolutamente ambizioso). Il risultato ottenuto consentì così ad ogni singolo CV sviluppato dal propulsore di muovere solamente 1,75 kg di peso. Un risultato straordinario considerando appunto la sua derivazione tecnica in un prodotto “di serie”. Sì, perché come abbiamo appena anticipato, questa incredibile supersportiva condivideva i suoi cromosomi con la 10 cilindri che occupò in gamma il posto attualmente occupato dalla Temerario (e prima ancora dalla Huracán). E per rendere possibile un tale miracolo ingegneristico la Casa del Toro fece lavorare in sinergia l’ACRC (Advanced Composites Research Center) di Sant’Agata Bolognese e l’ACSL (Advanced Composite Structure Laboratory) di Seattle, dove cooperò con l’Università di Washington e la The Boeing Company. Risultato: una supercar composta in materie plastiche rinforzate in fibra di carbonio (CFRP) come mai si era visto prima.

La fibra di carbonio è al centro del progetto
Ma andiamo per ordine. Come dicevamo, alla base della vettura troviamo una struttura di fibra di carbonio solida, rigida e leggera, in quanto la cellula dell’auto altro non è che una monoscocca: sezione anteriore, carrozzeria (non verniciata), assorbitori di impatto, le principali componenti delle sospensioni e i cerchi sono realizzati in fibra di carbonio (perfino gli inserti rossi che troviamo nella carrozzeria sono realizzati in una vernice trasparente opaca che sfrutta componenti ceramici nano tecnologici e che vede l’aggiunta di micro cristalli riflettenti fortemente in grado di resistere all’usura: giusto per farvi comprendere quanto l’attenzione al contenimento delle masse, su questa vettura, sia stato veramente maniacale, al punto che anche i gusci dei sedili sono parte integrante dell’auto e non componenti a sé). Anche l’albero di trasmissione è stato realizzato in fibra di carbonio (soluzione che ha permesso la rimozione del giunto centrale dell’albero, portando quindi ad una consistente riduzione di peso), mentre i terminali di scarico sono invece in Pyrosic: un materiale composito di vetro a matrice ceramica in grado di tollerare temperature molto elevate, fino a 900°. Il tutto a demarcare il profondo legame aeronautico di questa incredibile e pazzesca supercar. E a proteggere tutto il nobile materiale di cui questa folle (nonché rastrematissima, super-compatta e minimalistica) auto è composta troviamo un rivestimento lucido-opaco. E come anticipavamo poc’anzi, le strutture complesse sono state integrate in un’unica componente: ad esempio, sezione anteriore e posteriore della scocca sono state entrambe realizzate in un unico pezzo. Queste componenti di grandi dimensioni sono state fissate con delle viti allo scopo di consentirne il rapido disassemblaggio. E come dicevamo, l’approccio minimalista è stato applicato anche agli interni (a loro volta iper-essenziali e che mettono alla vista inserti rossi e rivestimenti in Alcantara sempre in tale cromia), a partire dai sedili, che rinunciano completamente ad una struttura convenzionale per far parte direttamente della monoscocca. La triangolazione di guida può quindi essere variata agendo sulla regolazione dal volante (che può essere aggiustato in altezza e in estensione) e della pedaliera, che può essere sistemata longitudinalmente grazie ad un dispositivo elettrico. Inoltre – sempre allo scopo di contenere le masse – si è rinunciato ad un rivestimento interno inteso nel senso classico, in quanto a dominare la scena rimane il CFRP lasciato libero alla vista, presente nel pavimento, nel tunnel centrale, sul tetto della monoscocca, sulle portiere e sulla plancia. Anche le centraline elettroniche sono state lasciate visibili e montate con una speciale estetica hi-tech. Il motivo triangolare è evidente anche negli interni e contribuisce a sua volta alla riduzione di peso. I dispositivi di controllo sono presenti con un format ridotto, mentre le leve del cambio hanno un design dedicato. La strumentazione fornisce informazioni sulla velocità, così come su tutti i parametri relativi al funzionamento del motore. Tre pulsanti piezoelettrici completano la consolle centrale: il pulsante start, quello per la retromarcia e quello per le luci.
Monoscocca raffinata
Ma torniamo sul discorso della monoscocca: la struttura portante del veicolo è realizzata come un guscio unico, con le proprietà fisiche di un unico componente (e questo consente sia il risparmio del peso, che estrema rigidezza) e realizzata mediante l’uso della tecnologia ‘Forged Composite’, sfruttata qui per la prima volta in campo automobilistico e che consente anche una riduzione dei tempi di manufacturing. Alla monoscocca sono collegati il telaietto anteriore – che incorpora i punti di sospensione – e gli elementi di assorbimento. Il telaietto posteriore, con i supporti motore, e l‘asse posteriore dei punti di sospensione è invece stato realizzato in alluminio. La carrozzeria esterna è composta dal tetto (che è parte della monoscocca) e dai due “cofanghi” (anteriore e posteriore) con componenti aerodinamiche integrate e dalle portiere. Ogni portiera è costituita da due soli elementi, il rivestimento esterno e quello interno. Inoltre anche i bracci delle sospensioni sono in fibra di carbonio. La tecnologia Forged Composite si adatta molto bene a queste componenti sottoposte ad elevate sollecitazioni e sono all’incirca del 30% più leggere rispetto alle omologhe parti in alluminio. I cerchi sono anch’essi in materiale composito, mentre i dischi freno sono carbo-ceramici. Sulla base della forma, della funzione e delle esigenze operative dei singoli componenti, gli ingegneri hanno selezionato diverse tecniche di produzione dei materiali compositi, ovvero -Forged Composite: qui, i materiali con fibre di carbonio corte sono ottenuti in uno stampo riscaldato. Il processo agevola la realizzazione di strutture complesse e viene utilizzato per la zona inferiore della monoscocca e per i bracci delle sospensioni; -Prepreg: i fogli in fibra di carbonio sono preimpregnati da una resina liquida termoindurente. Vengono laminati in stampi e cotti in autoclave. I componenti Prepreg hanno una finitura superficiale eccellente e risultano quindi la scelta preferita per componenti di carrozzeria; -Braiding: questo è un metodo per la realizzazione di componenti compositi che deriva dal settore tessile. Braid è infatti una composizione tessile realizzata attraverso un filo posto diagonalmente che si interseca con i fili posti orizzontalmente. A chiudere il cerchio della squisita dotazione tecnica troviamo molti serraggi in titanio.

Al cuore della tecnica: V10 aspirato da 570 CV per prestazioni e sound inconfondibili
A dare vita alla Lamborghini Sesto Elemento è un’unità termica a 10 cilindri (con V a 90°) da 5.204 cc mutuata dalla Gallardo LP 570-4 Superleggera e collocata in posizione longitudinale posteriore e che sviluppa 570 CV di potenza a 8.000 giri/min e 540 Nm di coppia a 6.500 giri/min, nonché una potenza specifica di 109,6 CV/l. Sul fronte delle primizie tecniche, tale unità sfoggia la corsa lunga, il basamento in alluminio, un sistema di lubrificazione a carter secco, il collettore d’aspirazione a geometria variabile, la fasatura variabile degli alberi di distribuzione (dotati di comando a catena) e l’Iniezione Diretta Stratificata (che immette il carburante direttamente in camera di combustione). Tutto questo consente il raggiungimento del già menzionato rapporto peso/potenza di soli 1,75 kg per CV, e la capacità di ‘bruciare’ lo 0-100 km/h in soli 2,5 secondi, nonché il raggiungimento di una velocità massima ampiamente superiore ai 300 km/h. Al fianco di tale powertrain lavora un cambio e.gear automatico (e con cambio al volante) a sei marce con trazione integrale permanente e con giunto centrale viscoso autobloccante al 45%. Risultati che sono stati resi possibili grazie ad un lavoro di perfezionamento sopraffino operato sulla base di partenza prescelta adottata per sviluppare questa vettura, ovvero la Gallardo LP 570-4 Superleggera (che di suo fermava l’ago della bilancia su un peso a secco di 1.340 kg), che – grazie ad un incredibile lavoro di cesello compiuto dai tecnici di Sant’Agata Bolognese – è stata alleggerita di ben 70 kg grazie all’ampio ricorso alla fibra di carbonio per carrozzeria, interni e componenti tecniche.
Stile e aerodinamica a braccetto per forme che seguono la funzione
Ovviamente ad uno sviluppo tecnico così straordinario è corrisposta un’attenzione maniacale per stile e aerodinamica che sono andati di pari passo. Ad ogni forma è stata quindi corrisposta una precisa funzione. Ad esempio, le due nervature verticali poste lungo la sezione anteriore migliorano la rigidità della componente in carbonio e convogliano l’aria di raffreddamento direttamente al radiatore posto dietro di esse e ai freni. Questo allo scopo di restituire una corretta temperatura del sistema di raffreddamento anche nelle più severe condizioni di guida in pista. Il raffreddamento ad aria scorre attraverso due aperture rosse triangolari poste sul cofano, sotto il parabrezza e attraverso bocche di grandi dimensioni nei pannelli laterali posti alle spalle delle ruote anteriori. A completare la caratterizzazione tecnico-stilistica troviamo i gruppi ottici minimalistici con proiettori bi-xenon e con quattro LED per ogni unità. Il profilo laterale – come da tradizione Lamborghini – presenta una conformazione a cuneo affilato, con il baricentro della vettura posto dinnanzi all’asse posteriore. Una netta linea laterale parte dal passaruota anteriore, sale sulla portiera verso la parte posteriore e finisce poco al di sopra della ruota posteriore. Il triangolo – come quello intorno alla maniglia della porta – è un elemento di design ricorrente, definito da precisi contorni nella carrozzeria della Sesto Elemento. Dai vertici dei due triangoli delle uscite d’aria partono linee di design che corrono lungo il tetto. Gli ampi brancardi formano una connessione tra le uscite d’aria dietro le ruote anteriori e le grandi prese aria davanti alle ruote posteriori. Questi alloggiamenti ospitano componenti come i radiatori per il raffreddamento del motore e l’olio di trasmissione. I cerchi hanno un disegno a cinque razze e sono realizzati interamente in fibra di carbonio, permettendo di intravedere i freni con dischi carbo-ceramici ad alte prestazioni. Lo sbalzo posteriore è estremamente corto. Il grande spoiler si coniuga al diffusore, oltre che a un deflettore dell’aria al centro, allo scopo di restituire un elevato carico aerodinamico ad alte velocità (nonché elevata in curva) e promettendo anche stabilità direzionale a velocità elevate. I terminali di scarico in Pyrosic sono diretti verso l’alto (veicolando così il flusso d’aria calda verso dove si ha interesse ad averlo direzionato) e attraversano il cofano motore. Quest’ultimo mostra anche dieci aperture esagonali e due prese d’aria alle spalle del tetto allo scopo di consentire il raffreddamento del V10. Come già detto, la Lamborghini Sesto Elemento venne realizzata in sole 20 unità, tutte omologate per il solo impiego tra i cordoli. Ma se siete fortunati (curiosità per i car-spotter) – dato che si tratta di un avvistamento molto raro – vi potrà capitare anche di vederne qualcuna anche su strada (e quindi regolarmente omologata per la circolazione su essa), in quanto il preparatore britannico Lanzante ha realizzato almeno una versione road-legal grazie all’installazione di luci supplementari, indicatori di direzione, targhe e funzionalità di sicurezza. E se siete tra i fortunati ad averla osservata, in particolar modo su strada appunto, sappiate che avete assistito ad un evento più unico che raro. Come vedere un fulmine che colpisce a terra. Se invece vi state domandando quale sia il valore di quest’auto: all’istante del lancio venne commercializzata a circa 1.8 milioni di euro, ma al momento le quotazioni hanno superato i 2.5/3 milioni di euro. Giusto per comprendere appieno di cosa parliamo. E se giunti a questo punto volete avere il piacere di osservarla da vivo – a meno che non siate tra i 20 fortunati che ce l’hanno in garage (in quel caso avete tutta la nostra stima) – la vostra nuova meta di pellegrinaggio può essere solo Sant’Agata Bolognese, dove nel Museo Lamborghini potrete osservarne una in esposizione. State già programmando la vostra prossima meta per un viaggio a questo punto?


































