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MV Agusta Brutale 800 [Prova]: in sella al M.Y. 2016 attraverso la storia della Casa di Varese

Abbiamo messo alla prova la MV Agusta Brutale 800 M.Y. 2016 lungo le strade che collegano i luoghi della tradizione aeronautica della Casa di Schiranna, scoprendo una moto completamente rinnovata e in grado di sorridere tanto ai neofiti quanto ai motociclisti più smaliziati. In listino a partire da un prezzo di 12.680 euro. Ecco come è andato il nostro test

Una storia iniziata nel lontano 1945. Una storia tutta italiana, di quelle che sanno incantare ed emozionare. Di quelle che fanno sognare, che arrivano dritte al cuore e che trascendono lo spazio e il tempo. Una storia che si chiama MV Agusta. Una storia costellata di successi, di vittorie, di moto bellissime e di personaggi leggendari. Una storia che tutto il Pianeta ci invidia e che inizia qui, dove ci troviamo ad ingranare la prima marcia della nuova MV Agusta Brutale 800 (di cui vi mostreremo il video nelle prossime settimane), a Cascina Costa: quel luogo in cui va ad originarsi la linea temporale che alla tradizione unisce l’innovazione. Quel fil rouge che ci porta a percorrere, in sella ad una moto quanto mai raffinata, quelle strade curvilinee che scorrono da un ideale passato sino ad un concretissimo presente: da quel “luogo sacro” situato nei pressi di Malpensa, alle incantate sponde del Lago di Varese, ove a Schiranna – dinnanzi ad uno specchio d’acqua che appieno riflette la bellezza di un territorio unico al Mondo – la Casa dai colori rosso e argento ha attualmente sede.

Agile e veloce, la MV Agusta Brutale 800 M.Y. 2016 rinnova uno stile divenuto iconico sin dal lancio della prima Brutale 750

Una storia che si riflette e che si racconta in tutto il territorio varesino e sulle strade che collegano l’uno all’altro i luoghi della tradizione di un marchio con un passato aeronautico lungo cui abbiamo messo alla prova la nuova MV Agusta Brutale 800. Strade che hanno un “sapore” molto particolare: quello di una tradizione di un’Italia che si vuole raccontare e che, come le sue aziende, affonda saldamente le proprie radici in un glorioso passato che fa da base per un futuro che solo chi possiede una storia alle spalle può permettersi di scorgere. Due spazi temporali che possono essere chiaramente letti attraverso il presente rappresentato dalla naked varesina di medio/grande cubatura: un prodotto che più che una moto sembra una vera e propria scultura e che porta intrinsechi in sé i valori di quel buon gusto tutto italiano che da altre parti del Mondo cercano (invano) di copiare da anni.

Forme scultoree: una firma dello stile italiano

Ferma sul cavalletto la nuova MV Agusta Brutale 800 appare più come un’opera d’arte che come una motocicletta: linee tese e arrotondate sono sapientemente amalgamate a forme tonde e fluide omogeneamente riunite all’interno di un corpo minuto ma con muscoli ben definiti. Quasi niente di nuovo insomma sotto questo punto di vista: bella era e bella rimane. Le forme originariamente concepite da Massimo Tamburini 15 anni fa sono state con maestria reinterpretate ed attualizzate allo scopo di dare alla luce una moto che non ci si stancherebbe mai di guardare: la coda è divenuta ancora più corta e leggera (merito anche delle superfici cave generate dal telaietto reggisella) e i convogliatori d’aria – come anche gruppo ottico anteriore e cupolino – più affilati. Risultato? Ancora oggi, come nel 2001, parcheggiata di fianco a qualsiasi altra moto dello stesso segmento la Brutale la fa praticamente svanire: una magia resa possibile evolvendo, senza snaturare, forme e volumi che sono divenuti stilemi. Una “firma” questa che da sempre caratterizza le due ruote della Meccanica Verghera.

Il tre cilindri italiano è un trionfo di coppia, potenza e sostanza. Allunga bene ed è caratterizzato da un’erogazione molto fluida

Sulle strade della storia

Per rendercene conto siamo andati indietro nel tempo fino al 1945, anno in cui vide la luce la prima moto marchiata MV Agusta, ovvero la 98 (che avrebbe dovuto chiamarsi “Vespa 98”, ma che a causa di un nome già depositato conservò nella propria nomenclatura esclusivamente la sigla numerica), che venne commercializzata a partire dall’anno successivo. Un modello dotato di un fascino che non vuole saperne di affievolirsi ancora oggi, a 71 anni di distanza, e che – per gentile concessione del Museo Agusta di Cascina Costa (di cui vi parleremo nei prossimi giorni dettagliatamente in uno speciale dedicato) – parte su strada insieme a noi e alla Brutale da quel luogo in cui tutto ebbe nel 1907 (anno di fondazione dell’azienda Agusta) origine per andare alla scoperta dei luoghi della tradizione del marchio varesino.

Ritorniamo all’inizio quindi e rilasciamo la frizione (che ci serve praticamente solo per partire e per fermarci, dal momento che la nuova MV Agusta Brutale 800 ha il cambio elettronico – disinseribile – sia per salire che per scendere di rapporto: una “chicca” a cui si fa fatica a rinunciare una volta che la si è provata e che lavora con rigore e precisione) per allontanarci da Cascina Costa (ove oggigiorno trovano sede sia uno dei molti stabilimenti Agusta/Westland che, appunto, il Museo Agusta) accompagnati dal borbottio dell’unità monocilindrica della 98 che ci precede: uno spettacolo rivederla su strada oggi. Ma i tempi ovviamente sono cambiati e la Brutale non può volerne sapere di stare al passo della sua “antenata”. Un piccolo allungo in prima per infilare di volata la seconda e la storia ritorna immediatamente alle nostre spalle: la 98 farà infatti ritorno nel preziosissimo forziere da cui è stata momentaneamente estratta per rifare compagnia alle sue bellissime sorelle conservate nel Museo, mentre noi proseguiremo lungo il serpentone d’asfalto che, fiancheggiando Malpensa, ci condurrà verso gli ex stabilimenti Caproni al cui interno si erge quella meravigliosa realtà che porta il nome di Volandia (a cui riserveremo ampio spazio nei prossimi giorni con un servizio specifico).

La nostra prova della MV Agusta Brutale 800 M.Y. 2016 tocca le tappe fondamentali della storia del marchio MV Agusta, tra cui quelle legate al passato aeronautico, quando Meccanica Verghera e Agusta erano una cosa sola. In foto: la Brutale 800 al fianco del MIG 21

“It’s a Beautiful Day”. To enjoy a MV Agusta Brutale 800!

Ci sentiamo un po’ come Bono degli U2 nel video di “Beautiful Day” mentre i jet civili muovono l’aria a pochi metri dalla nostra testa durante il nostro allungo verso il Museo del Volo di Volandia: le curve e i lunghi rettilinei che ci guidano verso Vizzola Ticino esaltano appieno le doti dinamiche della nuova MV Agusta Brutale 800 (che per il momento manteniamo in mappatura Normal. Quattro sono infatti le modalità di guida che la nuda varesina mette a disposizione del pilota: Normal, Rain, Sport e Custom. Quest’ultima completamente configurabile dal pilota in base alle specifiche esigenze di quest’ultimo). Il motore spinge forte fin dai bassi regimi – con i 90 CV messi a disposizione dalla prima delle quattro mappe elencate – per poi letteralmente esplodere passati i 5/6.000 giri. Corposo, pieno e godibile, oltre che fluido nell’erogazione: il lavoro di messa a punto operato dagli uomini di Schiranna è davvero degno di nota. L’unità tricilindrica italiana ha infatti, a nostro avviso, su questa Brutale raggiunto la piena maturità: l’elettronica lavora con precisione, assecondando un motore ora un filo meno potente rispetto a prima (116 CV a 11.500 giri contro i 125 CV a 11.600 giri del modello precedente) ma più dolce e “tondeggiante” nell’erogazione. Il perché di questa scelta coraggiosa e controcorrente rispetto all’ossessiva rincorsa alla potenza che inseguono le due ruote odierne? Facile: restituire al pilota una moto molto più godibile su strada, ove più che le prestazioni pure a premiare sono leggerezza e fruibilità d’impiego. Obiettivi che la naked varesina centra in pieno: grazie ai suoi soli 175 kg di peso a secco e ai suoi 83 Nm di coppia massima a 7.600 giri/min (di cui il 90 % disponibile a partire da 3.800 giri), la Brutale spinge bene anche in mappa Rain (quando la potenza viene “tagliata” a 80 CV e il Traction Control si va automaticamente ad impostare sul più “invasivo” degli 8 livelli d’intervento disponibili) e diverte tra le curve come non mai, muovendosi con rigore e rapidità lungo i toboga che ci portano ad imboccare l’ingresso di Volandia.

Da Cascina Costa a Volandia: un heritage aeronautico che non ha prezzo

La Brutale scorre felina lungo i viali del Museo del Volo (ci piace pensare che più di un qualcuno, da lassù, stia sorridendo mentre calchiamo l’asfalto di tali luoghi su questa moto) e il suo roco rumore di aspirazione fa pervenire una piacevole aria di casa ai corpi farfallati: tra le mura di questi stabilimenti (ove sono attualmente gelosamente custoditi oltre 70 velivoli ad ala fissa e rotante di vario tipo – ma anche auto, moto e treni – che altro non vogliono che mostrarsi agli occhi del grande pubblico in tutto il loro splendore), che si affacciano sull’Aeroporto Internazionale di Malpensa, si cela infatti un altro grande pezzetto di storia dell’aviazione. Qua vedevano la luce i velivoli della Caproni: dal Ca.1 (il primo biplano prodotto dal marchio, nonché l’aereo più antico conservato in Italia) al Ca.90 (il biplano più grande mai costruito) passando per le eliche in legno lavorate con precisione certosina. Una meravigliosa realtà che negli anni ’80 divenne di proprietà Agusta e che nel 2005 installò il primo tassello nel mosaico che la portò poi a divenire il meraviglioso Museo del Volo che conosciamo oggi.

Il passato incontra il presente al Museo Agusta di Cascina Costa. In foto: la 98, prima MV prodotta e la Brutale 800 M.Y. 2016

Una leggera pressione sulle pedane, un colpo di gas e la Brutale volta le spalle al vialone centrale di Volandia soffermandosi per un attimo ad ammirare quelle strutture piene di storia che la circondano e permettendo al pilota di fare altrettanto: dinnanzi allo sguardo balzano infatti solo la ruota anteriore e la strada. Nulla più. In sella a questa moto ci si sente come sulla punta di una matita – o sul seggiolino eiettabile di un aereo da caccia F-16 Fighting Falcon (tanto per proseguire con i paralleli aeronautici) in attesa dell’ok della torre per il decollo – ovvero proiettati in avanti e pronti ad “aggredire” la strada. Una magia questa resa possibile da una triangolazione di guida veramente azzeccata: il manubrio è largo e impostato e la sella (posta a 830 mm da terra) favorisce movimenti e trasferimenti di carico del pilota. Un’impostazione sportiva che richiede però un prezzo da pagare: ovvero la comodità assoluta. Se cercate il comfort più totale per macinare km in scioltezza, in casa MV Agusta, dovrete infatti orientarvi sulla Turismo Veloce 800. Qua l’intento è un altro (e collima chiaramente con i fabbisogni di chi sceglie questa moto): emozionare e divertire. Obiettivi che la nuova Brutale centra alla grande grazie ad una ciclistica precisa e ad un avantreno da riferimento, oltre che per merito di un motore pieno di carattere, che conserva l’apprezzatissimo albero controrotante e che introduce (rispetto alla precedente Brutale 800) pistoni e alberi a camme di nuova progettazione, come fa per i condotti di aspirazione e scarico.

Da Volandia a Schiranna: in modalità Sport ci si sente come su un jet

Ma lo sguardo, dicevamo, è proiettato nella direzione del (nuovo) gruppo ottico a LED anteriore, mentre la moto è ferma in attesa di poter ricominciare a scaricare a terra i CV lungo il rettifilo che la condurrà all’esterno del Museo del Volo. Il propulsore è acceso (qualche lieve vibrazione la si avverte, ma nei limiti della norma per un’unità piena di carattere) e, tramite uno scarico (ben) ridisegnato per soddisfare i requisiti della normativa Euro 4, fa avvertire chiaramente la sua presenza (la voce MV rimane sempre una delle più belle e caratteristiche in commercio in barba a qualsivoglia tipo di dettame europeo) mentre, girando al minimo, sembra non attendere altro che rimettersi in movimento. Il pollice destro ruota quindi nuovamente verso il selettore delle modalità di guida per andare ora a cercare la mappa Sport: modalità che permette alla Brutale di sfruttare appieno tutte le elevate potenzialità del suo motore. I CV chiamati all’appello divengono infatti ora 116 e l’erogazione più appuntita. Innestiamo nuovamente la prima e la naked varesina inizia ad allungare con veemenza (ben mitigata da un impianto frenante tanto potente quanto modulabile e dotato di un ABS preciso e non invasivo) verso l’uscita del Museo per fare rotta a Schiranna.

Il cambio elettronico consente cambiate fulminee sia a salire che a scendere di rapporto. Preciso negli innesti, è un vero piacere da utilizzarsi

Cambio elettronico: difficile tornare a farne a meno!

La Brutale ricomincia così a percorrere i curvoni veloci e i toboga più tortuosi in assoluta scioltezza e scendendo che è un piacere, complice di un propulsore (che va ora a suggerire in maniera più insistente alla ruota anteriore di tentare il decollo) pieno e corposo e di un cambio elettronico che – come anticipato in apertura – lavora con precisione certosina sia a salire che a scendere di rapporto, accompagnando inoltre il tutto con dei fragorosi scoppiettii di scarico che fanno inarcare a dismisura il sorriso celato al di sotto del casco. Corpo e moto si muovono tra una curva e l’altra nel tratto discendente che scorre verso Schiranna mentre la Brutale continua a restituire emozioni crescenti. In mappa Sport la naked varesina si dimostra essere tanto divertente quanto funambolica. Poche moto godono di una doppia anima come questa: la nuova MV Agusta Brutale 800 è infatti in grado di strizzare l’occhio tanto al neofita quanto allo sportivo più smaliziato semplicemente grazie alla pressione di un tasto: in Normal e in Rain la tricilindrica italiana è facile, divertente e intuitiva grazie a peso contenuto e motore pastoso e progressivo, ma anche in grado di far accapponare la pelle ai più esigenti in termini di prestazioni se impostata nella mappatura più sportiva. E se volete letteralmente cucirvi addosso la Brutale c’è la mappa Custom, che tramite il blocchetto di sinistra (migliorabile in termini di intuitività funzionale) permette di impostare praticamente tutti i parametri relativi alla risposta del motore e al comando del gas. Una vera chicca! E il tutto senza dimenticare che in qualsiasi modalità impostata, nel tratto misto, la nuova Brutale 800 è perfettamente in grado di far tremare anche sportive e nude di maggior cubatura. Difficile chiedere di più.

Agile, leggera e veloce. La nuova Brutale 800 sorride tanto a esperti quanto a neofiti

Costeggiamo il tratto finale della pista di volo dello stabilimento AgustaWestland di Vergiate (ove la moto continua a sentire il profumo della propria tradizione) con gli elicotteri che ci decollano affianco e con la Brutale che ci accompagna verso il Lago di Varese nel corso di una danza che non ci stancheremmo mai di effettuare mentre di tanto in tanto l’occhio scorre anche verso la minimalistica (per dimensioni) strumentazione digitale, la quale mette, in maniera chiara e ben leggibile (si deve fare uno sforzo in più solo per monitorare le spie di servizio, che trovano posto nella porzione inferiore del quadro), a disposizione del pilota pressoché tutti i dati necessari relativi alla moto (eccezion fatta per l’indicatore del livello della benzina). E mentre lo sguardo si alza inizia a comparire dinnanzi a noi la segnaletica stradale che, come una Stella Polare, ci indica la via di casa della due ruote gentilmente concessaci in prestito. Ultimi km da godersi appieno quindi in sella ad una moto che non vorremmo smettere mai di utilizzare. Agilità nei cambi di direzione, sportività intrinseca e motore dalla personalità elevata ne fanno una perfetta compagna d’avventure per gite domenicali e viaggetti fuoriporta che non vogliono dimenticarsi di concedere (lunghi) istanti di puro divertimento prima di fermarsi a prendere un gelato da qualche parte per soffermarsi a rimirarne le affascinanti forme (è una delle poche moto che non stonerebbero affatto anche in salotto: tant’è che per riprova noi l’abbiamo addirittura piazzata in una boutique di alta moda). Un’opera d’arte in movimento questa Brutale, che per nostra sfortuna dobbiamo accingerci a restituire nelle mani dei legittimi proprietari: sulla linea del nostro orizzonte inizia infatti a palesarsi lo specchio d’acqua in apertura citato nel quale si va a riflettere lo stabilimento di Schiranna, ove tutte le MV Agusta di epoca moderna (ovvero dalla prima F4 in poi) hanno visto e vedono tutt’ora la luce. Un luogo che respira a sua volta sapore di aeronautica da tutte le parti: gli stabili in cui l’azienda ha ora sede sono infatti stati di proprietà Aermacchi (marchio che trova ora base a Venegono Superiore, ovvero sempre nel varesotto e a pochissimi km da qui) prima e di AMF-Harley Davidson poi (come testimonia l’MB 326 arancione presente all’interno dello stabilimento del Gruppo Cagiva).

Il legame con il passato aeronautico è evidenziato anche nel Quartier Generale di Schiranna. In foto: la MV Agusta Brutale 800 M.Y. 2016 insieme all’Aermacchi MB326

Il cartello Schiranna, l’indicazione MV Agusta Headquarter e il “cubo” con gli emblemi della Casa varesina sanciscono (a malincuore) la fine della nostra avventura in sella alla nuova MV Agusta Brutale 800 (in vendita al pubblico ad un prezzo di 12.680 euro con EAS e ABS, oltre che in tre diverse colorazioni), una moto che non ci ha solo convinti, ma che ci ha letteralmente conquistati: una punta di diamante di un Made in Italy dotato di una storia unica al Mondo che unisce il lavoro eccezionale di uomini meravigliosi del passato a quello di individui fantastici del presente. Ciao Brutale, alla prossima!

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