Ferrari 308: storia (e curiosità) di un’icona degli anni ‘80
Portata nell’immaginario collettivo da Magnum P.I. e apprezzatissima dal mercato, la Ferrari 308 (in tutte le sue declinazioni) è indubbiamente una delle Rosse più iconiche di tutti i tempi. Eccone storia, curiosità ed evoluzioni
È una delle Ferrari più iconiche ed amate grazie anche al successo della popolarissima serie televisiva anni ‘80 ‘Magnum P.I.’ che vedeva protagonista uno straordinario – quanto insostituibile in quel ruolo – Tom Selleck (rebootata di recente ma in maniera nettamente meno fortunata e con in scena una 488 Spider), deve il suo nome al mix di cubatura (3.0 litri) e numero di cilindri del motore a V (8), venne presentata al Salone di Parigi nel 1975 e prodotta sino al 1985 e nasce come erede della Dino 246 GT e della Dino 308 GT4. Stiamo parlando della Ferrari 308 (prodotta inizialmente nella versione GTB – acronimo di Gran Turismo Berlinetta – ma poi sviluppata anche in altre declinazioni, come andremo a vedere), una delle Rosse più popolari e conosciute della storia e che maggiormente hanno impattato sulla cultura popolare. Apprezzatissima dal mercato – tant’è che fino all’avvento della 360 Modena fu la vettura del Cavallino Rampante più venduta, anche grazie al successo della nota serie televisiva poc’anzi citata che vedeva protagonista la versione GTS – e firmata nelle linee da Pininfarina (nella fattispecie dal designer Leonardo Fioravanti), venne prodotta sia con carrozzeria in vetroresina (per il primo anno di produzione, caratteristica questa che rende questi esemplari maggiormente ricercati dai collezionisti) che in acciaio e alluminio (il che, rispetto alla vetroresina, comportò un aggravio di circa 150 kg sulla bilancia, portando così il peso in ordine di marcia da 1.250 kg a circa 1.400 kg) e nel 2025 ha spento le 50 candeline sulla torta dall’avvio della produzione.

Un po’ di tecnica: la prima con carrozzeria in vetroresina
Ma andiamo dritti al dunque. Il cuore pulsante della Ferrari 308 (che nella versione GTB presenta 4 posti a bordo) è un V8 da 2.926,90 cc (nonostante l’iniziale richiesta di Enzo Ferrari di montare un V12) collocato in posizione posteriore-trasversale (e con lubrificazione a carter secco nel caso delle versioni in vetroresina) e capace di sviluppare 255 CV di potenza e con un regime di rotazione di 7.700 giri/min (nonché con una potenza specifica di 87 CV/l). Fu la prima Ferrari ad essere sviluppata nella galleria del vento di Pininfarina ed era in grado di raggiungere una velocità massima superiore ai 250 km/h. A lavorare al fianco dell’unità modenese era un cambio manuale a 5 rapporti + retromarcia, proveniente direttamente dalla Dino 308 GT4. Fu la prima vettura del Cavallino ad adottare la carrozzeria in vetroresina – prodotta negli stabilimenti Scaglietti – e venne sviluppata con la chiara idea di realizzare una coupé due posti dalla linea molto compatta e grintosa, costituita da due gusci sovrapposti e un muso basso e aerodinamico che termina in una sottile calandra rettangolare, adottando un’evoluzione del linguaggio del design della Dino e aggiungendo dettagli della 365 GT4 BB (vettura a sua volta ispirata alla concept car P6 Berlinetta speciale, presentata al Salone di Torino del 1968). I modelli citati, inclusa la 308 GTB sono tutti firmati Pininfarina e più precisamente dal già menzionato Leonardo Fioravanti. In termini di stile si fanno notare una carrozzeria dotata di prese d’aria che dominano le fiancate, una coda tronca con ‘specchio’ leggermente rientrante e i gruppi ottici a comparsa. Meritevole di una menzione speciale – per i più curiosi – è un esemplare unico, caratterizzato dal numero di telaio 23611 e denominato “Millechiodi” a causa delle modifiche tenute assieme dai rivetti.
Gemelle diverse: storia delle varianti che arrivarono poi
Come dicevamo, la Ferrari 308 fu una delle Rosse più vendute della storia. E infatti venne prodotta in oltre 12.000 unità, in diverse varianti e pensate per far battere il cuore sia a cielo aperto che con tettuccio fisso. La prima variante arrivò nel 1980 e venne denominata 308 GTSi. Condivide la linea e la motorizzazione della precedente, ma presenta un nuovo sistema di iniezione (indicato dal suffisso “i” nella sigla), la potenza venne ridotta a 214 CV e la velocità massima era pari a 250 km/h. La vettura offriva la possibilità di rimuovere il tettuccio, metteva al suo interno dei sedili sportivi rivestiti di pelle con cuciture diverse dalla 308 GTB, mostrava un quadro strumenti principale mantenuto in un gruppo protetto da una palpebra situato davanti al pilota e orologio e termometro dell’olio spostati in posizione centrale nella console per migliorare la loro visibilità rispetto alla posizione nella parte bassa a sinistra del cruscotto caratteristica dell’auto precedente.

Quattrovalvole
Le altre varianti, ovvero la 308 GTS Quattrovalvole e la 308 GTB Quattrovalvole, vennero presentate nel 1982 al Salone di Parigi, rimpiazzando così la 308 GTSi e GTBi. Il termine “Quattrovalvole” fa riferimento alle testate del propulsore, dotate di 4 valvole per cilindro che vanno ad incrementare la potenza del motore rispetto alla versione precedente. Esteticamente, per quanto concerne la 308 GTB Quattrovalvole, non ci sono variazioni importanti rispetto al modello antecedente, ma è caratterizzata dalla presenza di un sottile sfiato sul cofano anteriore che ha lo scopo di espellere con maggior facilità l’aria proveniente dal radiatore. Gli specchietti retrovisori esterni sono comandati elettronicamente sulle portiere e riportano un piccolo scudetto con il Cavallino Rampante sul guscio. È presente una nuova griglia sul radiatore con luci di posizione rettangolari alle sue estremità e nuovi indicatori di direzione, anch’essi rettangolari e situati sui lati dei parafanghi anteriori che – sul modello precedente – erano di forma rotonda. Anche l’interno è stato oggetto di modifica, come l’allestimento della parte centrale dei sedili disponibile su richiesta; diversamente da quello standard proposto solamente in pelle. Al volante, di colore nero satinato e a tre razze con corona in pelle, è stata aggiunta una sezione triangolare attorno al pulsante del clacson. Come le versioni della 308 destinate al mercato americano, sono riconoscibili grazie ai paraurti di dimensioni maggiori e agli indicatori di direzione rettangolari ai lati dei parafanghi.
Tra dotazioni e curiosità
Gli optional disponibili offerti erano la vernice metallizzata, lo spoiler anteriore più marcato, l’impianto dell’aria condizionata, i cerchi allargati, le ruote Speedline da 16” gommate di primo equipaggiamento Pirelli e l’alettone nero satinato situato nella parte posteriore, disponibile però solo per le vetture destinate al mercato giapponese. In termini meccanici il propulsore V8 deriva dal medesimo progetto utilizzato per la 308 GTBi, fatta eccezione per le quattro valvole per cilindro. Il motore presenta un’architettura con V di 90°, con doppi alberi a camme in testa per la bancata dei cilindri comandati dalla cinghia dentata. La cilindrata era di 2.926,90 cc, con alesaggio e corsa pari a 81mm x 71 mm. La lubrificazione è a carter umido e – per quanto riguarda i veicoli destinati al mercato europeo – il numero di riferimento interno era F 105 AB 000. La potenza dichiarata era di 240 cavalli a 7.000 giri/min; un valore che venne ridotto di 5 CV per gli esemplari destinati al mercato statunitense. Il motore è montato in posizione trasversale e abbinato ad una trasmissione a cinque velocità situata nella parte inferiore, alle spalle della coppa dell’olio motore. Il cambio e la rapportatura finale sono stati adattati alle nuove caratteristiche del propulsore a quattro valvole per cilindro. Il motore è anche dotato dell’iniezione Bosch K Jetronic abbinata all’accensione elettronica Marelli Med803A Digiplex, che include bobina distributore e modulo d’accensione per ogni bancata dei cilindri. Un’altra caratteristica che distingue gli esemplari destinati al mercato americano sono i convertitori catalitici. La 308 GTS Quattrovalvole, oltre al tettuccio rimovibile, presenta altre differenze rispetto alla versione Berlinetta, come i freni a disco, le sospensioni indipendenti con bracci, le molle elicoidali e ammortizzatori idraulici su tutte le ruote. Oltre ad una barra antirollio all’anteriore e al posteriore. Il modello era disponibile sia con guida a sinistra che a destra. Tutte le vetture – che ricordiamo essere state prodotte tra il 1982 e il 1985 – sono numerate con la sequenza di cifre dispari tipica delle Ferrari stradali. Di questa versione ne sono state realizzate un totale di 3.042 unità, ovvero oltre quattro volte il numero di vetture in configurazione Berlinetta, con numeri di telaio che partono da 41701 e terminano con 59265. Come dicevamo in apertura e come tutti sappiamo, la 308 GTS fu l’auto che fece sognare un’intera generazione grazie al successo televisivo della serie “Magnum P.I.”, nella quale ne vennero utilizzate 3 esemplari nel 1979, durante la prima stagione, mentre per le successive cinque vennero impiegate una 308 GTSi e una 308 GTS Quattrovalvole. L’eredità della 308 GTB è inoltre stata colta dalla 328 GTB (portata alla ribalta sul grande schermo, nella versione GTS, dall’Axel Foley di Eddie Murphy in ‘Beverly Hills Cop II’), che a sua volta sarà seguita dalla famosissima 288 GTO.

Un po’ di storia nelle competizioni
Verso la fine degli anni ’70 – dietro richiesta di alcuni team italiani – vennero realizzate delle versioni della 308 specificatamente pensate per le corse. Queste auto, sviluppate a Padova dalle Officine Michelotto, hanno preso parte ad alcune delle competizioni automobilistiche più importanti dedicate alle derivate di serie, tra cui rally come: “Rally di Monza”, “Tour de France” e “Rally di Sanremo” e che ‘incrociarono i guantoni’ con rivali come la Lancia 037 (vincendo nel 1982 i titoli costruttori e piloti), partecipando inoltre alla prestigiosissima “24 Ore di Le Mans”. Le richieste di poter partecipare alle competizioni rallystiche con la vettura non arrivarono però solo da team italiani, ma anche da Ferrari France, principalmente attiva grazie all’importatore ed ex pilota Charles Pozzi, che ricordiamo essere stato pilota per la Casa di Maranello e a cui verrà successivamente dedicato il colore “Blu Pozzi”, molto utilizzato sulle automobili del Cavallino. Diversamente dalla vettura stradale, la Ferrari 308 GTB destinata ai rally fu alleggerita grazie all’utilizzo di alluminio e fibra di vetro. Ne saranno prodotte 11 fino al 1984, delle quali una messa a punto da un artigiano in Inghilterra. La vettura ottenne il successo per la prima volta nel 1979 al Rally di Monza con Raffaele lele Pinto e Claudio Penariol al volante. Questo fu solo il primo di una lunga serie di successi. Due anni dopo arrivò la vittoria del “Tour de France Automobile”, che venne ottenuta da Jean-Claude Andruet e dalla sua navigatrice Chantal Bouchetal. Il pilota del team di Charles Pozzi viene ricordato per avere trionfato a Le Mans nel 1972 con la 365 GTB/4. Un altro successo degno di nota risale al 1982, ma la navigatrice venne sostituita da un’altra ragazza che si faceva chiamare ‘Biche’, ovvero Michèle Espinosi-Petit. Nel 2016 un cliente scelse di omaggiare la vettura affidandosi al reparto Tailor-Made apportando la livrea di quest’auto sulla propria 488 GTB. Sempre nel 1982 venne centrata anche la vittoria del Campionato Italiano Rally, grazie al duo Tonino Tognana e Massimo De Antoni, quest’ultimo pilota del team Jolly Club. Quella fu una stagione combattuta sin dalla vittoria della Targa Florio a marzo, alla quale seguirono la vittoria al Rally di Ciocco e il secondo posto alle spalle della Lancia del duo Fabrizio Tabaton – Luciano Tedeschini alla gara successiva. Il terzo successo stagionale è arrivato nel mese di settembre al Rally Pioncavallo, in provincia di Pordenone, battendo sia la Opel di Miki Biasion e Tiziano Siviero e la Talbot di Federico Ormezzano e Claudio Berro. Insomma, che l’abbiate ammirata in TV, al cinema o nelle competizioni, la Ferrari 308 (in tutte le sue declinazioni) ha decisamente segnato l’immaginario collettivo, divenendo quindi una vera e propria icona globale che andò – forse davvero per la prima volta – oltre il ‘semplice’ concetto di Ferrari. E se avete la fortuna di averla in garage saprete benissimo che non si può, con una vettura del genere, non sentirsi parte di un mito cha ha segnato e continua a segnare l’immaginario collettivo. Dite la verità: vi state già immaginando alla guida della GTS con i Ray-Ban a goccia al volto e la camicia hawaiana indosso, vero?






































































