Roberto Parodi [intervista]: “il vero viaggio d’avventura? È l’Africa!”
In occasione della serata-evento “La Libertà di Raccontare”, andata in scena al Teatro Juvarra di Torino, abbiamo avuto l’occasione di un vis-à-vis con il grande protagonista della stessa, ovvero Roberto Parodi. Ecco la nostra intervista
Torino – Nella serata di giovedì 19 marzo 2026, a margine del bellissimo evento “La Libertà di Raccontare” – andato in scena al Teatro Juvarra di Torino e magistralmente moderato da Marco Graziano, noto giornalista di Mediaset – abbiamo avuto il piacere e il privilegio di una bella intervista con Roberto Parodi: uomo dalle mille sfaccettature, ricco di passioni, di impegni e grande appassionato di motori. Ecco cosa ci siamo detti nel corso di un vis-à-vis.

Roberto, tu sei laureato in Ingegneria Meccanica, anche se poi hai lavorato per anni nell’alta finanza. Dopodiché hai cambiato vita e ti sei dedicato al giornalismo motoristico, collaborando o addirittura dirigendo importanti Testate e ritornando così a quella grande passione che ti ha guidato negli studi. Come è nata però questa passione per le 2 e le 4 ruote che hanno poi influenzato tantissimo la tua vita?
“È nata come nasce la passione per le due ruote di un ragazzo nato tra gli anni ‘60 e ’70. Quindi con il desiderio di avere un mezzo che fosse espressione della tua libertà per farti raggiungere i tuoi amici, per farti scappare dalla città e andare a fare un giretto nelle periferie attorno alla tua città e insieme ai tuoi amici. Da lì poi c’è stata un’evoluzione: dalle moto alle macchine. Devo dire che ho avuto anche la fortuna di avere mio papà che è sempre stato un appassionato di belle auto: ha sempre avuto delle belle macchine, che all’epoca erano nuove e poi sono diventate d’epoca perché il tempo poi è passato. Però è una cosa che abbiamo sempre avuto di famiglia: anche mio papà era Ingegnere Meccanico. Quindi un insieme di amore per la meccanica, per i motori e per lo stile”.
Ricollegandoci alla domanda precedente: questa passione e questo lavoro ti hanno portato a viaggiare molto. Quali sono stati i viaggi che maggiormente ti sono rimasti impressi nel cuore e perché? E quali consiglieresti a chi ci ascolta?
“Quelli che mi sono rimasti più impressi sono quelli in Africa, perché io ho sempre amato questo Continente. È un po’ ostico, perché è un continente difficile. L’ho amato sempre e lo amo ancora. Sono tornato qualche settimana fa dalla Tunisia – che peraltro è la parte più semplice dell’Africa – ma io l’ho attraversata tutta: da Nord a Sud. Ho fatto: Timbuktu, Dakar, tutta l’Africa Equatoriale, il Kenia, il Sudan. Questo perché? Perché è uno dei pochi continenti dove c’è ancora l’avventura: l’avventura vera. Quando tu parti e non sai cosa trovi; quando hai delle esperienze con persone che non sono abituate a vedere i viaggiatori. E quando arrivi nei loro paesi, nei loro villaggi, trovi lo stupore. Lo stupore è prima di tutto tuo, ma poi anche loro. Insomma: un’esperienza bellissima. Solo in Africa e in pochi posti dell’Asia lo trovi”.
Quali sono state invece le moto e le auto che ti hanno colpito di più? Quelle che ti hanno lasciato maggiormente ‘qualcosa dentro’?
“Io ho iniziato con l’Harley, come raccontavo, con delle vecchie Harley-Davidson degli anni ’80/’90 che sono delle ottime moto ancora adesso. Mi piacevano le loro forme, il loro spirito, il loro rumore. Poi mi sono ‘evoluto’ verso moto più da enduro, perché mi rendevo conto che andavo sempre nelle strade sterrate, nei deserti. E anche lì ho scelto delle moto con grande personalità, come l’R80; l’R100. Quindi moto degli anni ‘80 BMW. Per quanto riguarda le auto adoro le Spider: di famiglia abbiamo una ‘vecchia’ Jaguar E-Type. E poi le Range Rover e le Land Rover, che sono il mio grande amore e la mia grande passione come il ‘Naftone’”.
Tu sei un po’ la dimostrazione del principio di evoluzione darwiniana, nel senso che hai cambiato più volte vita: ingegnere, finanziere, giornalista e ora anche comunicatore nel WEB 2.0. Come si affrontano sfide come i cambiamenti di vita e che consigli daresti a chi si trova ad affrontarne, o vorrebbe farne, ma a volte non trova il coraggio?
“Bisogna affrontarli quando uno se la sente. Non bisogna trovare troppo coraggio, perché magari si possono commettere errori. Come dicevo prima, io sono un sostenitore del fatto di trovare prima di tutto i propri talenti: quello in cui uno è capace ed è veramente bravo. Allora seguire i propri talenti, più che i propri sogni, perché il sogno ti può ingannare; può essere irrealizzabile. Si può rimanere ‘tra le reti del sogno’ e non essere in grado di metterlo in pratica. Mentre invece capire quali sono i propri talenti è molto importante, perché col talento si padroneggia una situazione e allora si può fare un cambio: puoi fare un cambio di vita, puoi decidere di fare una famiglia, cambiare lavoro. Perché se si segue quel che si è bravi a fare – ma bisogna essere molto onesti con sé stessi – si possono conseguire gli obiettivi: uno può avere dei sogni che sono irrealizzabili, ma dei talenti che invece bisogna realizzare”.
Dato che noi ci chiamiamo ‘Motori Di Lusso’, la mia ultima domanda non può che essere legata a questo tema: cos’è il lusso per Roberto Parodi?
“Il lusso è poter avere tempo. Poter avere la possibilità di fare le cose che si desiderano, capire esattamente ciò che ci piace e scegliere delle cose che durano, non delle cose che vengono ostentate. Il lusso è il fatto di poter svegliarsi e avere la consapevolezza che quello che tu sei, lo sei diventato da solo: che non devi gratitudine a nessuno ma soltanto a te stesso. Quindi il lusso è una cosa molto personale: non è certamente ostentazione. È qualcosa che si raggiunge con il buon senso, con la fatica e con l’impegno”.





































