David Fumanelli, Team Kessel Racing [intervista]: “la 24 Ore di Spa? È l’Endurance per eccellenza! Guidare lì, di notte, è una sensazione che ogni pilota dovrebbe provare!”
Abbiamo avuto il piacere di un’intervista con David Fumanelli, pilota da corsa del Team Kessel Racing. Abbiamo discusso insieme di numerosi aspetti legati al Motorsport e al mondo delle competizioni automobilistiche ad alto livello in varie categorie. Ecco cosa ci ha raccontato
Monza – Ci siamo confrontati con un grande protagonista del Motorsport per saperne di più in merito al mondo delle competizioni automobilistiche. Ecco cosa ci ha raccontato David Fumanelli, pilota da corsa del Team Kessel Racing in merito a Campionati Sportivi come gare GT ed Endurance. Nel corso di un approfondito vis-à-vis abbiamo parlato di corse, di retroscena di un intero ambiente, ma anche di preparazione, di sacrifici, di metodo e di disciplina. E molto, molto altro ancora. Ecco la nostra intervista.

Cosa significa essere un pilota da corsa? Quali sono le principali sfide da affrontare, anche nella quotidianità? E quali sono i principali sacrifici da farsi?
“Essere un pilota da corsa significa vivere costantemente in equilibrio tra performance e disciplina. Da fuori si vedono soprattutto le gare e i momenti glamour, ma la realtà è fatta di allenamento quotidiano, viaggi continui, studio dei dati e una ricerca costante del dettaglio. La sfida più grande è probabilmente mentale: imparare a gestire la pressione del dover sempre e comunque performare in ogni situazione, insieme al gestire le dinamiche all’interno dei Team e dei compagni che è un aspetto molto importante. I sacrifici sono molti e spesso invisibili: routine alimentari controllate, viaggi per lo più solitari, allenamenti continui, poco tempo per una vita ‘normale’. Ma alla fine è una scelta consapevole per seguire questa grande passione e non rinuncerei a nulla di quello che ho fatto”.
Può parlarci un po’ più nel dettaglio del mondo delle corse, specie dei Campionati GT? Spesso, dall’esterno, si ha una percezione molto ‘idilliaca’ di questo straordinario lavoro, ma come è viverlo in prima persona e da ‘dietro le quinte’?
“Il mondo GT è incredibilmente complesso e molto più variegato di quanto sembri, specialmente in base alla tipologia di gare e classi in cui si corre. Per esempio correre in un equipaggio Pro o in uno Pro Am richiede attenzioni e dinamiche diverse. Mentre nel primo caso c’è la ricerca estrema della performance ad ogni costo, nel secondo bisogna più lavorare all’unisono con il proprio compagno/Team per aiutare la sua crescita e creare un environment positivo e piacevole. Anche l’approccio tra gare Sprint ed Endurance è diverso, ma in generale mi piace molto questa dimensione collettiva del mondo GT: vinci e perdi insieme e fa davvero la differenza costruire un bel gruppo di lavoro affiatato. Di contro, specialmente nelle gare Endurance ci sono tanti fattori e variabili che non sempre sono in tuo controllo e un risultato può svanire in una frazione di secondo, dopo mesi di preparazione. E può essere davvero frustrante”.
Di recente ha corso alla 24 Ore di Daytona. Come si affronta una gara di Endurance? Si deve avere un approccio diverso rispetto che a correre una gara più ‘convenzionale’? Come ci si prepara nei mesi o nelle settimane che precedono una corsa di durata?
“La 24 Ore di Daytona, insieme a Spa, Le Mans e Nürburgring è una delle ‘big four’ del mondo Endurance e richiede una preparazione che inizia già mesi prima. È un impegno importante per tutti i Team che vi partecipano e questa responsabilità la si sente da pilota: sai che in gara le tue azioni sono solo l’atto finale di un lavoro durato settimane tra test, simulazioni e preparazione della vettura. Al giorno d’oggi grazie all’evoluzione tecnica, i rischi di rotture meccaniche sono sempre meno e di conseguenza anche le gare Endurance non sono più di sola gestione come una volta, ma si cerca di spingere sempre al massimo. L’unica eccezione è proprio Daytona, che per conformazione della pista e regolamenti del campionato IMSA dà modo di poter rientrare nel giro del leader durante le procedure di Safety Car e di conseguenza si cerca di arrivare con la macchina nelle migliori condizioni possibili nelle ultime 4 ore, per poi giocarsi il tutto per tutto”.
Lei corre anche con la Squadra di Kessel. Vuole parlarci di questo Team e del suo approccio lavorativo? E che rapporto c’è con le Case in particolar modo? Che supporto avete dalle stesse e come contribuiscono nel rendere possibili i vostri sforzi in gara?
“Sono entrato a far parte del Team Kessel Racing nel 2020 e sono orgoglioso di poterla definire la mia famiglia nelle corse. Sono molto grato a Ronnie (Kessel ndr) di avermi accolto e dato fiducia, rilanciando la mia carriera nel mondo GT. È una squadra straordinaria, che trasmette la passione che ogni membro prova per questo sport e i risultati lo dimostrano. Il rapporto con Ferrari è fondamentale, vista anche la presenza del team in ogni campionato di rilievo del mondo GT, in cui è tra i migliori interpreti. Il supporto tecnico, gli aggiornamenti e la condivisione dei dati fanno davvero la differenza e Kessel fornisce proprio la squadra di tecnici dell’assistenza Ferrari a tutti i team in giro per il mondo e questo è un grosso plus. Non si tratta solo di avere una macchina competitiva, ma di avere accesso a un ecosistema di competenze che ti permette di evolvere continuamente”.
Qual è la gara che sente più ‘sua’? O quali sono? Dove si sente più a suo agio a correre? In quali condizioni e su quali tracciati le è mai capitato di pensare qualcosa come ‘oggi, qui, mi sento invincibile’? E qual è l’auto con cui ha corso finora che più è riuscita a trasmetterle questa sensazione?
“Senza dubbio la 24 Ore di Spa, che ho avuto la fortuna di disputare già 7 volte e con due podi di categoria, mi manca ancora la vittoria però! Per me è la 24 Ore per eccellenza: molto intensa mentalmente e fisicamente e per di più su uno dei tracciati più belli del mondo! Guidare lì, di notte, è una sensazione indescrivibile che ogni pilota dovrebbe provare. Ho avuto invece in carriera degli episodi che io definisco di “Peak Performance” in cui tutto è allineato: macchina, condizioni e stato mentale. Sono momenti rari ma speciali, in cui entri nella tua bolla e riesci davvero a guidare a un livello superiore, dove tutto viene naturale. La prima volta mi è successo in F3 nel 2010 a Jerez della Frontera, in cui ho vinto partendo dalla pole position dando un importante distacco al secondo, ero in uno stato di flow difficile da descrivere, dove il tempo sembrava rallentato… La stessa cosa mi è successa poi anni dopo con la macchina che ad oggi mi ha dato più soddisfazioni: la Ferrari 488 GT3 EVO, con cui ho fatto nel 2022 il record della pista tutt’ora imbattuto all’Hungaroring, in Ungheria. Una macchina eccezionale!”.
Con che vetture ha corso finora e in quali categorie? E dove si è divertito di più? Raccogliendo anche le maggiori soddisfazioni…?
“Ho avuto la fortuna di correre con diverse vetture GT, formula e prototipi, ognuna con un carattere molto distinto. Se dovessi sceglierne una per tipologia ti direi che la macchina del cuore è la Formula 3 Dallara 308, quella su cui mi sono formato e ho gettato le basi tecniche della mia guida. Una vettura con un telaio e un’aerodinamica eccezionali che dava davvero un gran gusto guidare. Per quanto riguarda le vetture GT, come anticipato prima, la Ferrati 488 GT3, una macchina che ben si sposava con il mio stile di guida e mi ha sempre dato delle sensazioni molto dirette, oltre anche a tante soddisfazioni”.

Come ha visto cambiare la preparazione fisica, mentale e di approccio di gara negli anni? E come ha inciso la tecnologia in questo? Ad esempio con l’impiego dei simulatori…?
“La preparazione oggi è molto scientifica. Non si parla più solo di fitness generale, ma di allenamento funzionale specifico per il pilota: mobilità, postura, resistenza e capacità cognitive. Ogni pilota poi ha le sue routine, non è detto che una preparazione funzioni per tutti. Ci sono piloti che si allenano poco, ma riescono comunque a performare alla grande, secondo me sta tutto nel trovare una programmazione che ti faccia stare bene e sereno quando poi sei in condizioni di gara. I simulatori hanno rivoluzionato l’approccio. Permettono di arrivare in pista con un livello di preparazione incredibile, testare scenari, ridurre il carico cognitivo quando sei in condizioni di fatica e lavorare sulla precisione senza consumare risorse reali. Io personalmente lo trovo uno strumento imprescindibile nella mia preparazione e di grande aiuto”.




































